| NOTIZIE DA TUTTA L’ISOLA Riprendiamo l’itinerario sulla Tramontana con la guida di Domenico Bon LA TRAMONTANA “Storia e Arte nella Natura” Guida pratica alla conoscenza della Tramontana: L’aspetto artistico-ambientale Premessa Come sempre, anche qui s’impone una premessa per poterci introdurre nel vivo del discorso che, data la particolare importanza, svilupperò distintamente in due puntate. Dopo la breve interruzione, per cause indipendenti dalla mia volontà, rieccomi pronto a decantare le bellezze naturali di quell’estremo lembo di terra (la Tramontana) che è il nostro vanto e orgoglio. Le molte dichiarazioni di gradimento ed incoraggiamento che, dopo le due precedenti puntate, mi sono arrivate da più parti anche esterne, mi stimolano a proseguire con tutto l’impegno possibile, nella speranza di riuscire a dare un’idea chiara nel merito che, mi pare, sia assai poco conosciuto e spesso sottovalutato nei vari aspetti caratteriali di cose e di persone. Subito il mio grato pensiero va al sig. Marco Scandelin che, dopo la recente escursione in loco, ci ha lasciato le sue impressioni nel giornalino dello scorso luglio che, sono certo, tutti abbiamo letto con interesse e con piacere. A me, inoltre, è stata così offerta la possibilità di risparmiare un po’ di spazio per riservarlo solo all’aspetto organizzativo sul come si è evoluta la situazione nel corso dell’ultimo decennio. Come ben noto, là in Tramontana, dopo l’esodo del circa 95 % dei suoi abitanti, i pochi rimasti (oggi non più di 40) non si sono mai rassegnati né lasciati andare allo sbando. Sotto la stimolante ed illuminata guida del “Buon Pastore” che sappiamo, hanno reagito subito e si sono dati da fare per tenere alto il nome e il prestigio della terra natia. Non riuscendo da soli, si sono uniti a dei turisti stranieri che, di passaggio, sono rimasti così affascinati dall’incomparabile e variegata bellezza ambientale, da riservarla come punto fisso per le ferie estive per conoscerla meglio. E così è nata la società dall’emblematico logo , il cui unico scopo è la difesa e la valorizzazione di quel territorio. Da dieci anni, con ammirevole passione, profondono tutto l’impegno a sensibilizzare e coinvolgere un sempre maggior numero di simpatizzanti e visitatori. Ma ora veniamo al sodo. L’ambiente naturale A chi - al bivio, aggirando il Syss, imbocca la strada che costeggia il Quarnerolo e, presso la frazione di S. Pietro, si avventura sui resti del vecchio selciato – ad un certo punto, gli si para davanti uno spettacolo di rara bellezza. Sulla destra, tra il folto verde, una collina con un grappolo di case: la Caput Insulae romana che poi, con l’andar degli anni, è stata per lungo tempo Caisole ed oggi è Beli. Di fronte, l’antico solidissimo ponte del 1° secolo dopo Cristo, alto metri 12 e lungo 8, unisce le sponde del canyon Potok dove “dopo le piogge che si aggiungono alle fresche acque delle sorgenti del Vir, si forma un torrente così gonfio che spesso raggiunge l’orlo dei parapetti. Le dimensioni dell’arco sono di m. 6,60 x 4,70. E’ formato da caratteristici e regolari blocchi quadrati di pietra uniti da un quasi invisibile strato di calcina. Oggi qui, sulla costa orientale Adriatica, è l’unico esemplare di ponte romano ben conservato”. All’occasionale passante dà il benvenuto così: “Caro viandante, la saggezza ti illumini la strada e il cuore, con la bellezza, ti racconti la verità… Sali su a visitare la singolare bellezza naturale. Nell’incantevole e vetusta foresta cerca la soluzione all’eterno mistero e lascia che il vento ti guidi alle origini. Quando il pensiero ti porterà ad alzare gli occhi a seguire il volo del grifone e la natura purificherà il tuo spirito, ritroverai le proprietà dei reconditi luoghi e riconoscerai i tesori nascosti profondamente dentro di te”. Una tabella della segnaletica stradale, bene in vista sull’altro lato, indica la salita per la piana di Poiana che, dominata da un secolare ombreggiante olmo, si dirama in tre direzioni che rappresenterò separatamente. L’arte La prima strada a destra, per un ben levigato selciato limitato dai resti delle antiche mura, porta su in vetta al paese dove, tra un profumato tiglio e un alto cipresso, si apre il varco alla scalinata della Chiesa, dall’alta torre campanaria, e all’attigua ex cappella adibita a museo. In esso ha trovato rifugio il Leone di San Marco che, nei tempi postbellici che sappiamo, un gruppo di giovani coraggiosi ha salvato dalla distruzione; seguono la piazza con l’immancabile vera da pozzo, il Belvedere che abbraccia l’azzurro Quarnerolo da Smergo a Fiume, la loggia con l’ingresso laterale nella parrocchiale a forma di croce greca dove, al centro, pende un fulgente candelabro di una dozzina di bracci che illuminano tutto l’interno, comprese le due cappelle laterali. Sugli altarini di queste ultime troneggiano, in una la statua della Madonna Nera e nell’altra quella del Patrono Sant’Antonio Abate, di autore ignoto. In fondo all’abside dell’altar maggiore si può invece ammirare la “Presentazione del Signore al Tempio” del dignanese Venier Trevisan. Infine, all’uscita principale, accanto alla marmorea acquasantiera, c’è la scala di legno verso la cantoria, con l’organo che funziona azionando un apposito stantuffo a mani. Qui vi prego di scusarmi se, per la mancanza di tempo che non m’ha consentito di racimolare in giro tutto il materiale necessario per illustrare adeguatamente le rimanenti due zone, che sono strettamente collegate fra di loro, mi vedo costretto a rimandare la prosecuzione al prossimo numero. Grazie! Domenico Bon |