| Aldo Spadoni Aldo è figlio di chersini e completamente integrato nella cultura americana. La sua storia ci è stata segnalata da una gentile lettrice che lo ricorda ragazzo quando, sempre con un bel sorriso sul volto, consegnava i quotidiani, come usavano fare a quell’epoca i fanciulli americani per guadagnare qualcosa per le loro piccole spese. La sua storia potrebbe essere quella di tanti altri figli di chersini… con buona intelligenza e volontà. Aldo è nato il 4 luglio 1957 da Elisabetta e Nicolò Spadoni che, come lui stesso ci scrive, hanno assicurato a lui ed a suo fratello la sicurezza affettiva ed economica necessarie per riuscire negli studi e nella vita. Fin da piccolo è stato appassionato dei voli spaziali infatti quando, nel 1961, John Glenn fece il suo primo volo nello spazio, benché avesse soltanto 4 anni, rimase incollato alla televisione per assistere a quell’avventura. In seguito divora libri di viaggi, sia scientifici che di fantascienza, inoltre, molto versato nel disegno, disegna continuamente ma non cose reali ma navi spaziali e scene di esplorazione dello spazio da lui inventate. La sua maturazione e preparazione scorre su due binari paralleli: uno artistico e uno scientifico e si può riassumere nelle seguenti tappe: passaggio dal disegno alla pittura; perfezionamento e completamento della preparazione artistica e scientifica al Massachusett Institute Tcnology” e al “TRW”; collaborazione con ingegneri intelligenti e famosi; contributo ai disegni di aerei, missili e navi spaziali per la NASA e le forze armate americane; pitture “spaziali”. Intorno al 1990 ha la fortuna di incontrare Del Jacobs, capo del disegno futuristico al Northrop, che era stato USAF Brigadiere Generale, pilota da combattimento e da rodaggio di nuovi aerei. Col suo aiuto e in collaborazione con un gruppo di altri ingegneri, anch’essi col pensiero fisso sul futuro dei voli spaziali, crea l’ “EVR” usando all’inizio il computer basato sull’ingegneria. Attualmente è responsabile del progetto futuristico dell’ ”EVR”, nel campo dell’ingegneria ha la “patente” per il “sistema avanzato-tecnologico dei traumi” oltre ad occuparsi dell’ “Aerospace Imagining”, una piccola compagnia creata nel 1991 per la visualizzazione e tecnologia del futuro dei programmi spaziali per pubblicazioni ed industrie del divertimento. I suoi lavori sono stati pubblicati in riviste importanti come Aviation Week, Space Technology, Aerospace America, Air Force Magazine, Popolar Mechanics, Popolar Science, Novagraphics ed altre. La sua consulenza è stata richiesta per i film “Apollo 13” e “Titanic”. Ora sta collaborando con Larry Niven, autore del volume “Science Fiction” alla stesura di un nuovo volume. “La mia arte spaziale – ci scrive Aldo Spadoni – consiste in tre cose: velivoli spaziali… velivoli spaziali… e velivoli spaziali. Vivo per la scienza dello spazio e amo disegnare! Quando lavoro per la fantascienza invento veicoli come se funzionassero effettivamente utilizzando tutto ciò che ho imparato attraverso all’ingegneria. Il mio sogno è creare un futuro spaziale per l’umanità. Lavoro molto con la realtà… dei tasti”. Aldo abita attualmente in California assieme alla moglie e ad un figlio. |
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